Sexy come un calzino

un prodotto di nicchia esportato a Dublino
venerdì, 16 maggio 2008

Sperando che il due di picche non ce l'abbia lui

Da ieri notte, ragazzi, qui si gioca a carte scoperte.
Ah sìsì. Eh già.

Che per una che manco sa tenerle in mano, le carte, suona come una cosa importante.

Avendole aperte a ventaglio senza farle cadere- non tutte almeno- e disposte sul tavolo bagnato di acqua condensata, si starà a vedere come si muoverà l'altro.

Vorrei conoscerti meglio, passiamo del tempo insieme le parole più o meno testuali (e con molti meno ehm di mezzo). Più di così non ce la so.
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mercoledì, 07 maggio 2008

Shiny happy people

Quattro giorno consecutivi di sole e Dublino sembra un unico Centro Grandi Ustionati.

on air: questa e anche questa.
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sabato, 03 maggio 2008

Hangover

Ossia, ho troppo mal di testa per articolare un discorso:
  1. Devo imparare ad avere una qualunque forma di cena prima di uscire con John and company. Devo salvaguardarmi.
  2. Il Fisico, da ubriaco, diventa Molesto&Gentiluomo. E si sapeva. Ma l'imprevedibilità delle cose carine che dice è sempre destabilizzante, soprattutto se questo accade quando sarebbe il caso che non ci si scambiasse una parola, giusto per non dare impressioni sbagliate a colui sul quale si sta cercando di lasciare impresso qualcosa.
  3. Come illo non abbia ancora capito niente, non me lo spiego. Ho sentito distintamente aprirsi sulla mia bocca un sorriso a fisarmonica nell'istante in cui me lo son trovato davanti inaspettatamente, dopo che mi era stato detto che non sarebbe venuto. O è molto inconsapevole o è molto disinteressato. Ahi.
  4. Mi sono appena ricordata che il Fisico decantava ad un certo punto il mio gusto nel vestire. Cinque minuti fa ho trovato una patacca di birra molto visibile sul top che indossavo ieri sera. Quando si ha classe, eh beh.
  5. Ho documenti fotografici. Available here.
  6. Uno sconosciuto ci è caracollato addosso da ubriaco nell'unico momento in cui si è stati soli. Stavo chiamando a raccolta il mio coraggio per chiedergli di uscire e poi pluf! questo addosso. Il momento è sfumato, e ricordo solo la Petite Elise rimbrottare lo sconosciuto con un durissimo: EHI! BEHAVE YOURSELF! (con tanto di indice puntato)
  7. In tutto ciò, com'è possibile che abbia speso solo dieci euro?
  8. Ho il dvd di Napoleon Dynamite di OdD, qui sulla scrivania. Ma non ancora il suo numero di cellulare. Il mondo gira alla rovescia, e la mia testa stamattina purtroppo lo segue. (ora vado a fare una colazione che levati)
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mercoledì, 30 aprile 2008

To be or not to beetch

on air: questa, che è senz'altro appropriata.

Io guardo loro e loro guardano la Champions. E mi domando: ma il mondo- e gli uomini- appartengono davvero solo alle *stronze*?
*qui chiamate senza tanti complimenti bitches, dove il termine fa diretto riferimento ad ogni sorta di angheria con cui vessano i loro ometti, controllati a vista, tiranneggiati e genuinamente felici dell'amore egocentrico e prepotente di cui sono oggetto.*
C'è ancora mercato per le donne a basso mantenimento, come le chiamava Harry?
Pioverà venerdì? (C'è in ballo una cosa su un prato, venerdì. Se piove, facciamo di conto di tre settimane senza OdD. Che la mia- so called-  vita sentimentale sia in mano al meteo pur vivendo in questo paese dà l'idea di come sia ridotta.)

Si astengano dai commenti stronze note e ometti vessati. Li ritengo contibuti inutili alla campagna  No more on-the-shelf (che mi si è fatta pure tanta polvere addosso eh).
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giovedì, 24 aprile 2008

Quote of the day

Le mie ex coinquiline stanno con dei Marcantoni giocatori di hurling. Certi pezzi di irlandesi che non ti dico. E sai come hanno fatto, queste? Se li sono presi da piccoli, curati e cresciuti, e i risultati si vedono.
Mica come me che ho investito le mie energie sulla piantina di basilico.

Chiara, trentina da Cork sulla via di casa @ aeroporto di Dublino

perché a volte il bello degli ostelli è che ci trovi le persone giuste


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lunedì, 21 aprile 2008

Hug, mud, puddle, cuddle

on air: il tormentone di questi giorni.


Domenica mattina, ore otto.
Mi trascino giù dal letto, mi trascino nei vestiti, mi trascino in bagno e poi mi trascino a Dublino nord perché alle dieci parto per un'escursione in montagna col gruppo della DCU. Ho l'energia di un pendolare a Rogoredo alle sei di sera e l'elasticità di un paletto di legno. Da mesi non faccio altro che rimandare l'inizio delle mie lezioni di pilates. Ben mi sta andare a sputare i miei polmoni a Glen of Imail, contea di Wicklow.
Arrivo al ritrovo intabarrata di tutto punto e ad aspettarmi c'è John il Fisico con pantaloni a tre quarti e maniche della felpa arrotolate sui gomiti. Non capirò mai come funzionano certi termometri interni. I ragazzi del gruppo arrivano alla spicciolata, e il muffin della mia colazione on the road- è raro ormai che abbia un pasto in cui sono ferma in un solo posto- rischia di restare intrappolato nell'esofago quando arriva Oggetto del Desiderio. Il mio cervello si lancia in un rapido calcolo di quanto possa scendere nella sua classifica di gradimento- ammesso che ne esista una- dopo una sudata in montagna. Ricordo solo i seguenti passaggi chiave: Cazzo, non mi sono truccata. Ah, ma se poi piove sai che figo il rimmel che mi colava in faccia effetto panda. Ok, sono bianca candeggina e ora di stasera sarò spaventosa. Però lui ha una scuffia nera con striscia gialla fosforescente in testa.
E quindi siccome OdD è vestito peggio, io mi sento subito meglio.

Pronti attenti via, si parte. Un'ora e mezza dopo siamo tutti fermi davanti ad una fiancata di un colle ricoperta di manto erboso e cespugli, alti fino agli stinchi. Mi dico che bello, non corrono come al solito, ho il tempo per la contemplazione del panorama e qualche foto. Io producevo pensieri stupidi di questo tipo, e invece John stava solo cercando di capire da che parte iniziare ad arrampicarsi. Lì, su quella superificie che ad occhio e croce avrà avuto una pendenza del 50%.
Come diceva il saggio? Ah sì: sparatemi adesso.
Trenta minuti dopo, porpora e affannata, mi ritrovo in mezzo ad una nuvola e finalmente sulla cima del colle. Sono il fanalino di coda del gruppo e in pratica rimarrò tale fino alla fine della giornata, mentre incrocerò OdD e le sue gambe lunghissime ed allenatissime solo di sfuggita. Abbastanza per qualche scambio di stupidaggini e un paio di occhiatacce alla giovane Erasmus che lo tampina da che siamo partiti e, che diamine!, ha pure il fiato per flirtarci. Te pozzino.
Chiaramente più mi stanco, più il mio inglese va a ramengo. Non abbastanza da non capire che ad un certo punto, lassù, da qualche parte sui monti di Wicklow, John non ha più idea di dove sia il percorso che ci riporti a terra dai millemila metri su cui ci siamo portati. Anche perché uno che mi confida nell'orecchio I'm fucked! lo capirò sempre.
Penso che nello zaino ho un panino al formaggio, una banana e del cioccolato. Abbastanza fino a domani sì, tanto più che l'acido lattico ormai si è impadronito di ogni mia fibra e manco ho fame. Il cellulare non ha campo da almeno tre ore.
Scenari di ogni tipo inziano a spintonarsi nella mia immaginazione. Ma giusto un attimo prima di rammentare per intero la trama di The Descent (un horror in cui morte coglie un gruppo di escursionisti per mano di esseri ciechi e gelatinosi nel ventre di qualche grotta inglese), OdD mi chiama e mi indica un gruppo di cervi sul dorso del monte successivo. Ok ragazzi, tutti via fuori dalle palle, che qui si ragiona di cervi, avanti. E poi sfodera sorriso e fossette alla vista dei miei scarponi sporchi perché è chiaro che sono così stanca che non provo più nemmeno ad evitare i punti fangosi. Semplicemente ci cammino dentro e me ne tiro fuori prima di affondarci.
Sopraffatta da tanto idillio non mi accorgo che John ha ritrovato il sentiero e che quindi domani vado a lavorare di sicuro.
Altre due ore e arriviamo a valle. Ora ho il coraggio di chiedere alla nostra guida, che ha riacquistato il suo colorito rubicondo, quanti km abbiamo fatto: diciassette, per sei ore di camminata.
Il che giustifica le dodici ore di sonno successive.
Le foto da dentro la nuvola qui. Sperando di riceverne dagli altri, perché causa insufficienza di ossigeno ho fotografato poco e iperventilato tanto.
Embé, e Oggetto del Desiderio? direte voi. Si è congedato con un Bye Francesca, see you very soon.
'A voja.
rammendato da fraran alle ore 21:34 | link | commenti (4)
categorie: adolescenza reloaded, widget jones, pecore e nuvole, calzino a dublino
martedì, 15 aprile 2008

E' uno scandalo!!

Apprendo questo desolante risultato elettorale in un Paese dove il Primo Ministro si è dimesso a seguito di un'inchiesta in cui lo si accusa di essersi impossessato di finanziamenti destinati al suo partito. Una somma che all'epoca dei fatti si poteva considerare bei soldi, ma oggi non più.
E tutto perché divorziando, la moglie gli ha portato via pure l'elastico delle mutande (legittimata a farlo visto che lui era stato ritenuto colpevole di adulterio) e il tapino, rimasto senza un penny, ci ha messo la pezza come ha potuto.
E basta, non c'è altro. Questo è il massimo della lordura che puoi trovare qui. Che pivelli.
Roba che da dove vengo io, finiva all'Italia sul Due e nel giro di qualche comparsata si rimetteva in gioco. Oppure annullava il matrimonio con la vecchia ciabatta in virtù di ottime conoscenze alla Sacra Rota e si sposava con la nuova giovane arrivata, andando poi a blaterare della sacralità del matrimonio da Fazio.
Ma che ne sanno, questi qui.

Sob.

(L'espatrio torna di moda per la stagione primavera/estate/autunno/inverno 2008-2013. Siccome sono trendy, resto qui. Sìsì.)
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categorie: prendi la valigia e scappa, calzino a dublino
sabato, 12 aprile 2008

Uso improprio di blog, un venerdì notte

So che a volte passi di qua. Sono io che ti ho fatto leggere alcune volte dei miei post e che ti ho dato questo indirizzo perché so che tu, a differenza di lei, non l'avresti compulsivamente letto per una forma tutta particolare e insana di controllo degli affetti. So che probabilmente dopo due ore ti saresti dimenticato di tutto, incluso come si chiama questo posto che non esiste, distratto come sei.
Ora, spero proprio che per un caso ti trovi a dire chissà che dice e passi di qui a leggere. Sinceramente. E non perché queste stesse cose non avrei il coraggio di dirtele in faccia, o al telefono. Al contrario, il problema è che oggi- stasera- avrei tutta l'energia e il coraggio di sputarti tutto addosso, anche se sputarti non è il verbo migliore. Perché non lo farei con foga. Sono molto calma in questo istante, se tu mi potessi vedere. Ho cenato fuori con un'amica qualche ora fa, e mi sono fatta una camomilla appena rientrata per digerire tutto, compreso un messaggio goffo e preoccupato di qualcuno che sta a cuore a entrambi. Anche se in questo momento sta più a cuore a me che a te, evidentemente. Dicevo, sono calmissima. Per questo ti farei ancora più male.

E scrivo qui perché qui il silenzio è una conseguenza quasi obbligatoria di quello che scrivo. Sì, si possono lasciare i commenti. Ma molto più spesso si legge e si tace. E allora, se proprio devo avere il silenzio come risposta al mio sfogo calmo e deciso- perché so che non otterrei altro da te- preferisco che sia qui, in un posto che non esiste e in cui io detto le regole, un posto in cui il silenzio è più una prassi che un tuo modo di nasconderti malamente, come il bambino che si nasconde dietro le tende del salotto pretendendo che non si vedano i piedi.

Preferisco che sia qui perché potresti anche non aprire e non leggere affatto. Ma non è vigliaccheria la mia, attenzione. E' solo una scelta diplomaticamente ineccepibile, ne converrai. Non dovrei assumermi nessuna responsabilità riguardo alle conseguenze, se mai ce ne fossero. Non dovrei subire recriminazioni da parte di chi preferirebbe che non battessi una sola sillaba, stasera- forse a causa di un gene dell'autolesionismo che spero non salti mai fuori dal mio dna. Potrebbero esserci conseguenze, ma non saprei mai se sia stato a causa di quello che scrivo. Potrebbero non esserci mai, e nonostante quello che scrivo, e quindi il mio tentativo l'avrei fatto comunque.
Anche perché non sarebbe giusto addossarmene, di responsabilità. Io non c'entro, sono solo una che è stata costretta da altri ad andare al cinema, non ha potuto scegliere il film e ha pagato per uno spettacolo che non le è piaciuto.

Quindi eccoti spiegate  le regole del gioco, le premesse alla mia licenza di scrivere e di bucarti e farti uscire sangue con la punta del pennino.

Dico che è ora di smetterla. Dico che se quello che stai facendo è trovare una soluzione e ritrovare la faccia dopo averla persa davanti a tutti, allora io sono Marie Antoinette che si inchina sul balcone di Versailles. Dico che qua stai prendendo in giro solo te stesso, perché gli altri non ci credono alle balle che non ti prendi nemmeno più la briga di raccontare.
Dico che io sono a trilioni di chilometri, e quindi forse mi è più facile fare quella risoluta, quella dura, quella che vede La Soluzione. Ma ci sono altri che questo teatrino se lo masticano ogni giorno con il pane quotidiano, e non ce la fanno più a ingoiare, ed è per questo che oggi sbotto. E' arrivata l'ora di fare quello che nessuno ha il coraggio di importi e che non spetta a me decidere. Ma tu lo sai che lo devi fare. Salva l'opinione sull' uomo. Salva le nostre memorie, salva il nostro passato e quello che ci è stato insegnato. Salva la ragione per cui siamo qui ad avere freddo e caldo. Salva l'onestà. Salva la foto di una bambina in salopette con un ragazzo coi baffi.
Metti la mano sulla maniglia e spingi in giù.
E' ora. Ti si vedono ancora i piedi, perfino da qui.
rammendato da fraran alle ore 01:52 | link |
categorie: hurt me hurt me
martedì, 08 aprile 2008

We are Scientists @ The Ambassador

Premessa: sono contraria a chi mi poga affianco con una pinta di birra in mano. Non pensavo avrei sentito nostalgia della requisizione dei liquidi e dei tappetti di bottiglia, invece sì.

Comunque a parte il motivo per cui ora ho una maglia e un jeans in attesa di vigorosa lavata, mi sono divertita parecchio. I cancelli erano aperti alle sette e mezzo, ed essendo l'Ambassador un posto piccolo- e avendo i WAS fatto sold out- pensavo che me li sarei visti dal fondo. Invece sono sì arrivata tardi ma tutti erano così presi dalla coda al bar o alla toilette, che me ne sono andata  fischiettando direttamente in seconda fila (dietro la solita montagna umana d'ordinanza. Che non era un uomo, ho scoperto poi).

L'attesa è la stessa ovunque, fa male alla schiena anche se lo spazio vitale c'è. Io e Stephen ci facciamo fracassare i timpani insieme agli altri dal gruppo di supporto, tali Boss Volenti, molto metallari appalla.

Dopo un soundcheck infinito finalmente arrivano i WAS e attaccano con Nobody move, nobody get hurt. Quanto basta per scatenare il delirio e far sì che abbandoni la seconda fila centrale per una più vivibile quinta fila sinistra dove Stephen aveva deciso saggiamente di rimanere fin dall'inizio. Mi sposto e mi gioco per sempre l'uso del mio timpano: son troppo vicina alle casse.
Il batterista della composizione originaria ha lasciato il gruppo per altri lidi- che ignoro- e quindi tra una canzone e l'altra sono il cantante Keith e il bassista Chris a conversare e tenere banco con più o meno improvvisati discorsi demenziali. Keith è chiaramente vittima della indie fashion, reso cieco dal ciuffo traverso stile il vento dell'Oceano Pacifico mi pettinò. Chris invece sembra un informatico trapiantato sul palco per sbaglio dalla Silicon Valley ma è alla lunga quello che dei due risulta il più figo.
A poco dall'inizio il cantante annuncia: Our new album was released on the 17th of March. Brain Thrust Mastery, my mum-says-it's-outstanding.
Ovazioni, alé alé. La pirla qui apprende che c'era un nuovo album in circolazione. Ma del resto non sono mai arrivata ad un concerto sapendo le canzoni, quindi che ve lo dico a fare? L'unica differenza è che qui se vai a caso col labiale, ti sgamano tutti perché l'inglese è piuttosto conosciuto.
Comunque, secondo concerto in terra d'adozione ed è stato good craic. C'è gente che già propone accampamenti in tenda ai principali festival estivi, cioè questo e questo. Attenzione: la lettura delle line-up potrebbe causare vertigini, quella dei prezzi addirittura l'asfissia.
rammendato da fraran alle ore 22:32 | link | commenti (8)
categorie: io sono il mio dj, adolescenza reloaded, we need some live activator, calzino a dublino
domenica, 06 aprile 2008

Advice to a woman

la musique

Questa sera io e Anna Lena si era deciso di stare in casa. Io per le mie capacità respiratorie ridotte causa rafredùr e lei perché necessitava riposo avendo una vita sociale frenetica.
Dopo la cena vegetariana, ci piazzamo sul divano e pigiamo il dvd di La vie en rose nel mio fido laptop. Ora, io di Edith Piaf non sapevo assolutamente nulla. Se non le due cose essenziali, che era una cantante francese e che la sua vita non era stata tutta 'sta allegria.

Ora ditemi se si può essere così incoscienti da guardarsi questo film sapendo così poco sul passerotto di Parigi.
Finisce inevitabilmente con lacrime versate sulla crostata di mele e con un messaggio immediato a John il Fisico, che è un fan sfegatato della pellicola e me la mena di vederlo da mesi.

me: I've just finished La vie en rose. I'm breathless and you're right.
John: yes, yes, yes it's a really nice movie... and I'm not gay! Fantastic acting, and terribly hard life! So smile, we have great lives. Goodnight bella!
me: don't tell me you're drunk this saturday too... O_o'
(della serie, meno male che fa il fisico e non il critico)

American journalist: If you were to give advice to a woman, what would it be?
Edith Piaf: Love.
American journalist: To a young girl?
Edith Piaf: Love.
American journalist: To a child?
Edith Piaf: Love.

Applausi.
rammendato da fraran alle ore 01:58 | link | commenti (12)
categorie: life thru a screen

Calzino è

Blogger: fraran
teledipendente, ipocondriaca, attenta, distratta, logorroica, polemica, predisposta all'autoanalisi, aspirante maniaca ossessiva compulsiva, pigra, permalosa, iperattiva, affidabile, golosa, iraconda, allergica alle gabbie e ai pioppi, Dubliner in erba.

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Il bucato pulito

il cinema, la musica, parlare, scrivere bene, leggere, i miei amici, mangiare, la fotografia, dormire col lettore mp3 nelle orecchie, le tavolate coi parenti, ballare, svegliarmi prima del tempo e scoprire che posso dormire ancora tre ore, i calzini a righe, avere un'epifania, gli slip colorati, gli orecchini, stare da sola, la matita kajal nera, quando qualcuno si fida di me, la pizza, lo sfottò amichevole, il momento del decollo, la nutella, infilare i piedi nella sabbia calda, fare il morto con la pancia all'insù, i concerti, il rock e l'indie, viaggiare, fare progetti, scoprire qualcosa di nuovo, ritrovare le cose vecchie, l'ironia, il cinismo fine a se stesso, intontirmi di serial e telefilm, sognare, stare sul divano con la copertina, l'olio dopo la doccia, i mondi possibili, ridere, il pianto liberatorio, il cibo cucinato con affetto, cantare, vaneggiare, l'università, il volume alto, Lodi e la giungla nord tutta, Bologna, Londra, la Scozia e l'Irlanda, mi piace(rebbe) New York, la terra dei miei avi, i Latini molto più dei Greci, la storia, l'inglese, l'Es, La7, i canali satellitari, l'ottimismo, la stessa lunghezza d'onda, il confronto, i cereali nel latte, la frutta estiva, il gelato, la franchezza educata, fare la buffona, l'aceto balsamico, la profondità, la superficie, ricevere complimenti, camminare scalza, ricordare, sentirmi bene nell'hic et nunc.

Nel cesto dei panni sporchi

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