Sono due anni e passa che mi sembra di salutare e congedarmi. Premesso ciò, sto per salutare e congedarmi di nuovo.
Mercoledì sera parto con due trolley, zainetto e Frabionda alla volta di Dublino, per un'altra avventura dagli esiti incerti. In questi giorni che mia madre era via i preparativi più corposi sono stati accantonati, visto che il conto in banca è in rosso e comprare cose con la carta del nonno malato mi sembrava quantomeno immorale.
Quindi mi sono data a quelle voci della listadellecosedafare più economiche: tipo, mi sono fatta le fototessere per i documenti e l'abbonamento ai mezzi pubblici, ho mandato mail a chi già soggiorna a Dublino per delucidazioni e simili, ho comprato un vocabolario pratico da trasportare. Ho infilato nello zaino quei 5-6 libri che ho appena comprato e che voglio tanto leggere. Ultime concessioni alle mie letture in italiano, ok, però Jonathan Coe e McEwan come faccio a lasciarli qui? Li ho comprati e me li porto. Punto. Insieme alle due guide "Il meglio di Dublino" e "Irlanda". Che non di soli casual jobs vivrà Calzino per i prossimi mesi, no? Ogni tanto un giro turistico per l'isola penso proprio che lo farò.
Sono molto stanca. Sarà che quando manca mia madre, il peso della casa, dei pranzi e delle cene da preparare con scarsa abilità, delle lavatrici, cade inesorabilmente sulle spalle di chi non lavora a Milano tutto il giorno (io, con riferimento a mio padre) e non è una totale scansafatiche (io, con riferimento polemico a Fratello Fichetto). In più il nonno non sta bene, ed è stato un viavai dalla farmacia ogni giorno. E' dimagrito tanto, non articola quasi più parola, è pieno di ferite. Insomma sta male, e fa male anche guardarlo e pensare tante cose che di venerdì è meglio non scrivere.
Meno male che torna mia madre, dicevamo, anche perchè è donna pratica e avvezza all'organizzazione. E perchè sarà quella che mi farà chiaramente capire che mancherò, perchè se sto ad aspettare esternazioni dagli uomini di questa casa sto fresca. Di Fratello Fichetto non parliamo, che mi dice quandotenevai da un mese, e via messenger mi manda disegnini in cui un omino con le gambe a stecco (lui) spara a una donnina con le gambe a stecco (io), provocando la di lei morte per dissanguamento.
Mio padre se ne esce coi legittimi interrogativi circa la mia scelta di partire. Pensa che partire adesso voglia dire posticipare e/o compromettere definitivamente il mio ingresso nel mondo del lavoro italiano. Insomma, chissà quanti neolaureati intanto che io vado, parlo inglese e torno, mi avranno soffiato meravigliosi contratti di lavoro a tempo determinato in giro per l'Italia. Se ne esce coi legittimi dubbi, a una settimana dalla partenza. Lui dubita e io mi incazzo. Ma com'è che vuoi sempre avere ragione, Franci? Sei permalosa. (già lo so, l'ho scritto qui a fianco tra le mie immense doti)
Io mi altero, e cerco di spiegargli che il sostegno in queste cose non si limita a quello economico per cui siamo tutti infinitamente grati e altresì speranzosi di poterne fare a meno molto presto. Sta nell'appoggio di una tua mano sulla spalla, se non puoi fare di meglio, mentre la mia di mano regge per l'ennesima volta la maniglia di una valigia.
Ma mio padre in questi giorni dice di non poter fare di più di così. Insinua dubbi e mi lascia partire, che volere di più? Fase nichilista e baudelairiana. Meglio girarci al largo, insomma.
Più al largo di dove vado io, per ora, non posso fare.
*post dalla chiarezza esplicita richiestomi da ZiaGiò.