Sexy come un calzino

un prodotto di nicchia esportato a Dublino
sabato, 12 aprile 2008

Uso improprio di blog, un venerdì notte

So che a volte passi di qua. Sono io che ti ho fatto leggere alcune volte dei miei post e che ti ho dato questo indirizzo perché so che tu, a differenza di lei, non l'avresti compulsivamente letto per una forma tutta particolare e insana di controllo degli affetti. So che probabilmente dopo due ore ti saresti dimenticato di tutto, incluso come si chiama questo posto che non esiste, distratto come sei.
Ora, spero proprio che per un caso ti trovi a dire chissà che dice e passi di qui a leggere. Sinceramente. E non perché queste stesse cose non avrei il coraggio di dirtele in faccia, o al telefono. Al contrario, il problema è che oggi- stasera- avrei tutta l'energia e il coraggio di sputarti tutto addosso, anche se sputarti non è il verbo migliore. Perché non lo farei con foga. Sono molto calma in questo istante, se tu mi potessi vedere. Ho cenato fuori con un'amica qualche ora fa, e mi sono fatta una camomilla appena rientrata per digerire tutto, compreso un messaggio goffo e preoccupato di qualcuno che sta a cuore a entrambi. Anche se in questo momento sta più a cuore a me che a te, evidentemente. Dicevo, sono calmissima. Per questo ti farei ancora più male.

E scrivo qui perché qui il silenzio è una conseguenza quasi obbligatoria di quello che scrivo. Sì, si possono lasciare i commenti. Ma molto più spesso si legge e si tace. E allora, se proprio devo avere il silenzio come risposta al mio sfogo calmo e deciso- perché so che non otterrei altro da te- preferisco che sia qui, in un posto che non esiste e in cui io detto le regole, un posto in cui il silenzio è più una prassi che un tuo modo di nasconderti malamente, come il bambino che si nasconde dietro le tende del salotto pretendendo che non si vedano i piedi.

Preferisco che sia qui perché potresti anche non aprire e non leggere affatto. Ma non è vigliaccheria la mia, attenzione. E' solo una scelta diplomaticamente ineccepibile, ne converrai. Non dovrei assumermi nessuna responsabilità riguardo alle conseguenze, se mai ce ne fossero. Non dovrei subire recriminazioni da parte di chi preferirebbe che non battessi una sola sillaba, stasera- forse a causa di un gene dell'autolesionismo che spero non salti mai fuori dal mio dna. Potrebbero esserci conseguenze, ma non saprei mai se sia stato a causa di quello che scrivo. Potrebbero non esserci mai, e nonostante quello che scrivo, e quindi il mio tentativo l'avrei fatto comunque.
Anche perché non sarebbe giusto addossarmene, di responsabilità. Io non c'entro, sono solo una che è stata costretta da altri ad andare al cinema, non ha potuto scegliere il film e ha pagato per uno spettacolo che non le è piaciuto.

Quindi eccoti spiegate  le regole del gioco, le premesse alla mia licenza di scrivere e di bucarti e farti uscire sangue con la punta del pennino.

Dico che è ora di smetterla. Dico che se quello che stai facendo è trovare una soluzione e ritrovare la faccia dopo averla persa davanti a tutti, allora io sono Marie Antoinette che si inchina sul balcone di Versailles. Dico che qua stai prendendo in giro solo te stesso, perché gli altri non ci credono alle balle che non ti prendi nemmeno più la briga di raccontare.
Dico che io sono a trilioni di chilometri, e quindi forse mi è più facile fare quella risoluta, quella dura, quella che vede La Soluzione. Ma ci sono altri che questo teatrino se lo masticano ogni giorno con il pane quotidiano, e non ce la fanno più a ingoiare, ed è per questo che oggi sbotto. E' arrivata l'ora di fare quello che nessuno ha il coraggio di importi e che non spetta a me decidere. Ma tu lo sai che lo devi fare. Salva l'opinione sull' uomo. Salva le nostre memorie, salva il nostro passato e quello che ci è stato insegnato. Salva la ragione per cui siamo qui ad avere freddo e caldo. Salva l'onestà. Salva la foto di una bambina in salopette con un ragazzo coi baffi.
Metti la mano sulla maniglia e spingi in giù.
E' ora. Ti si vedono ancora i piedi, perfino da qui.
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sabato, 23 febbraio 2008

Give me a chance to hold on

Nelle orecchie: questa

A chilometri da me si sta ancora compiendo l'ennesimo giro di boa di un rapporto che sconvolge ogni volta chiunque abbia a che fare con la boa, il nuotatore e il mare che ci sta attorno.
No, non mi riferisco a George Clooney, alla sua fidanzata fissa e alla sua voglia di paternità. Per quanto anche queste siano dichiarazioni che segnano l'inizio di una nuova era e la fine di un'altra.

Dicevo. Shock emotivi a parte, sto vivendo un po' ai margini questo febbraio a Dublino per necessità di varia natura. Fatto colloquio per tornare ad occuparmi del fumoso (dato il contesto) concetto di fashion per Importante Compagnia di Bandiera Inglese. Ho fatto abbastanza la splendida per pensare che sia andato bene, ma le stone faces mi hanno sempre lasciato perplessa, e la manager che mi ha sottoposto all'estenuante trafila di domande ne era un esemplare. Lunedì so.

Intanto il vento dall'Atlantico si fa sentire, ma non sono le condizioni atmosferiche ad avermi spinto a leccarmi le ferite in solitudine, nelle ultime settimane. E' una questione di orgoglio, di affrontare ciò che ti scuote e risolvere una crisi tra te e quell'altra te armata di revolver, possibilmente senza che la terza te si metta in mezzo con la scatola dei kleenex, offrendone ai presenti mentre tira su col naso. Tutto ciò avviene tra le quattro mura della mia stanza, prima di tornare a mostrare il proprio viso con dei tratti somatici e un'espressione- quella sorridente- che ti riflettono per davvero. Diciamo che il dibattito tra le parti- tutte dotate di ottime argomentazioni- si sta in qualche modo sedando e che la neuro non mi ha ancora trovata.

Nel frattempo parlo più italiano del dovuto, ma mi sono fatta questa concessione in via del tutto eccezionale visto che c'era bisogno di un po' di casa. Concetto che quindi si traduce in un pranzo domenicale di quelli infiniti a base di squisitezze pugliesi e in una festa di compleanno al D-two dove spagnoli, greci e italiani si sono scambiati regali, molto contatto fisico e morsi.

I segni sulla pelle sono l'unica cosa di cui mi sono preoccupata stamattina al risveglio. Ed è stato un sollievo.
rammendato da fraran alle ore 22:28 | link | commenti (8)
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giovedì, 10 gennaio 2008

Catch me if you can

Vi trovate sul blog di una contrabbandiera di verruche irlandesi.
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martedì, 08 gennaio 2008

Ho un sassolino nella scarpa, ahi!

A onor del vero, e qui potete levare un coro di ohhh uhhh e bleaahhh*, il sassolino è incorporato alla pianta del mio piede destro. Ora non vi sto a raccontare perchè e  percome ho permesso che un piccolo calletto diventasse qualcosa di simile ad un chiodo che mi infilza ad ogni passo- un misto di pigrizia, masochismo e curiosità verso la professione del fachiro- ma 'sto sassolino è lì a tenermi compagnia da settembre, crescendo sempre più. A dicembre era già qualcosa di molto fastidioso ma che ci poteva stare. Mi conferiva fascino e mistero.
Adesso mi fa solo zoppicare vistosamente e sacramentare ancor di più.

E' per questo che, rimandato il ritorno a Dublino di n giorni, domani si va insieme, il sassolino e io, a provare l'esperienza estrema di una visita dal podologo**.
Che poi, il post trucido sui microscopici problemi con cui il mio corpo ha deciso di allettarmi è sempre un modo efficace per rompere il silenzio ed evitare di rispondere a domande troppo più grandi di me adesso (ma non certo del mio sassolino).


*però a mio discolpa posso dire che non ho mai scritto e mai scriverò del mio ciclo mestruale? (a mio giudizio fenomeno corporale molto più schifoso per l'ignaro lettore di un callo al piede).

** enne giorni che dipendono da quanto sarà invasiva la soluzione adottata dallo specialista. Per esperienza posso inoltre dire che la battuta "sempre meglio che dal proctologo" non fa ridere.
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giovedì, 29 novembre 2007

So i've put my arms around you

Quasi tutti ormai sanno che da domenica sono in spasmodica attesa di un messaggio. Dove con spasmodica si intende che controllo lo schermo del mio cellulare malandato ogni cinque minuti con precisione svizzera. Dove spasmodica implica anche nervosa, e quindi ogni altro messaggio- utile o inutile che sia- viene accompagnato dall'elenco mentale delle dimolte parolacce di mia conoscenza. Non me ne vogliano i mittenti, ma sappiatelo. In questi giorni se mi contattate sul cellulare a) mi procurate uno scompenso cardiaco di enne nanosecondi b) successivamente vi piovono addosso tutti gli incolpevoli santi del paradiso.
Che poi, manco a farlo apposta, tutto il mondo da me conosciuto mi sta tempestando di messaggi. Come Eugene che per dirmi che mi ha lasciato in prestito dei dvd non è che mi bussa alla porta della stanza- quella dove vivo, quella adiacente alla sua. No no. Mi manda un messaggio Dvds at your door. Te pozzino.
Il sonno è disturbato. Il lavoro più distratto e scocciato del solito. I pensieri ricorrenti più ricorrenti, e sempre attorcigliati a quell'unica frase, Would you like to go out for a coffee?, che io non mi aspettavo e lui forse non intendeva dire. Forse voleva dire bellafesta, eh? e gli è uscito vediamocidinuovo. Che poi una ci crede- ci spera, ci si aggrappa con tutte le sue forze, che forse questa è la volta che qualcosa si smuove anche per te-  e diventa la piccola vedetta lombarda del suo proprio telefono cellulare.
Sarebbe stato meglio fare qualche stupida considerazione sul tempo, se proprio non sapevi che dire una volta che le punte dei nostri nasi hanno smesso di toccarsi, a zero gradi, contro il muro di una casa illuminata di candele.
Sarebbe stato meglio perchè forse la prossima volta che qualcuno si appoggerà coi gomiti al bracciolo del divano dove siedo con un'espressione corrugata, semplicemente tornerò a non degnarlo della benchè minima attenzione. Pena sentirmi come mi sento oggi,
ancora
dannatamente
irrisolta.
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venerdì, 13 luglio 2007

Aggiornamento con soggetto, predicato verbale, complemento oggetto*

Sono due anni e passa che mi sembra di salutare e congedarmi. Premesso ciò, sto per salutare e congedarmi di nuovo.

Mercoledì sera parto con due trolley, zainetto e Frabionda alla volta di Dublino, per un'altra avventura dagli esiti incerti. In questi giorni che mia madre era via i preparativi più corposi sono stati accantonati, visto che il conto in banca è in rosso e comprare cose con la carta del nonno malato mi sembrava quantomeno immorale.
Quindi mi sono data a quelle voci della listadellecosedafare più economiche: tipo, mi sono fatta le fototessere per i documenti e l'abbonamento ai mezzi pubblici, ho mandato mail a chi già soggiorna a Dublino per delucidazioni e simili, ho comprato un vocabolario pratico da trasportare. Ho infilato nello zaino quei 5-6 libri che ho appena comprato e che voglio tanto leggere. Ultime concessioni alle mie letture in italiano, ok, però Jonathan Coe e McEwan come faccio a lasciarli qui? Li ho comprati e me li porto. Punto. Insieme alle due guide "Il meglio di Dublino" e "Irlanda". Che non di soli casual jobs vivrà Calzino per i prossimi mesi, no? Ogni tanto un giro turistico per l'isola penso proprio che lo farò.

Sono molto stanca. Sarà che quando manca mia madre, il peso della casa, dei pranzi e delle cene da preparare con scarsa abilità, delle lavatrici, cade inesorabilmente sulle spalle di chi non lavora a Milano tutto il giorno (io, con riferimento a mio padre) e non è una totale scansafatiche (io, con riferimento polemico a Fratello Fichetto). In più il nonno non sta bene, ed è stato un viavai dalla farmacia ogni giorno. E' dimagrito tanto, non articola quasi più parola, è pieno di ferite. Insomma sta male, e fa male anche guardarlo e pensare tante cose che di venerdì è meglio non scrivere.

Meno male che torna mia madre, dicevamo, anche perchè è donna pratica e avvezza all'organizzazione. E perchè sarà quella che mi farà chiaramente capire che mancherò, perchè se sto ad aspettare esternazioni dagli uomini di questa casa sto fresca. Di Fratello Fichetto non parliamo, che mi dice quandotenevai da un mese, e via messenger mi manda disegnini in cui un omino con le gambe a stecco (lui) spara a una donnina con le gambe a stecco (io), provocando la di lei morte per dissanguamento.
Mio padre se ne esce coi legittimi interrogativi circa la mia scelta di partire. Pensa che partire adesso voglia dire posticipare e/o compromettere definitivamente il mio ingresso nel mondo del lavoro italiano. Insomma, chissà quanti neolaureati intanto che io vado, parlo inglese e torno, mi avranno soffiato meravigliosi contratti di lavoro a tempo determinato in giro per l'Italia. Se ne esce coi legittimi dubbi, a una settimana dalla partenza. Lui dubita e io mi incazzo. Ma com'è che vuoi sempre avere ragione, Franci? Sei permalosa. (già lo so, l'ho scritto qui a fianco tra le mie immense doti)
Io mi altero, e cerco di spiegargli che il sostegno in queste cose non si limita a quello economico per cui siamo tutti infinitamente grati e altresì speranzosi di poterne fare a meno molto presto. Sta nell'appoggio di una tua mano sulla spalla, se non puoi fare di meglio, mentre la mia di mano regge per l'ennesima volta la maniglia di una valigia.
Ma mio padre in questi giorni dice di non poter fare di più di così. Insinua dubbi e mi lascia partire, che volere di più? Fase nichilista e baudelairiana. Meglio girarci al largo, insomma.
Più al largo di dove vado io, per ora, non posso fare.

*post dalla chiarezza esplicita richiestomi da ZiaGiò.


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mercoledì, 30 maggio 2007

leaving Bologna, part I

Vista l'impossibità di entrare di straforo alla festa ammerigana in cui volevasi imbucarsi, venerdì aspetto amici blogger (e non) al Macondo in via del Pratello, diciamo dalle 22 in poi, per saluti, baci, abbracci e pat pat sulle spalle.

Non si esclude che la lombarda, qui, sicura forte e determinata, faccia colare tutto il mascara sul suo bel faccino. Sento che la classe della Signora Edi nel lasciare Tortellandia è giustappunto andata via con la dama in questione.

rammendato da fraran alle ore 16:08 | link | commenti (6)
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Calzino è

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teledipendente, ipocondriaca, attenta, distratta, logorroica, polemica, predisposta all'autoanalisi, aspirante maniaca ossessiva compulsiva, pigra, permalosa, iperattiva, affidabile, golosa, iraconda, allergica alle gabbie e ai pioppi, Dubliner in erba.

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Il bucato pulito

il cinema, la musica, parlare, scrivere bene, leggere, i miei amici, mangiare, la fotografia, dormire col lettore mp3 nelle orecchie, le tavolate coi parenti, ballare, svegliarmi prima del tempo e scoprire che posso dormire ancora tre ore, i calzini a righe, avere un'epifania, gli slip colorati, gli orecchini, stare da sola, la matita kajal nera, quando qualcuno si fida di me, la pizza, lo sfottò amichevole, il momento del decollo, la nutella, infilare i piedi nella sabbia calda, fare il morto con la pancia all'insù, i concerti, il rock e l'indie, viaggiare, fare progetti, scoprire qualcosa di nuovo, ritrovare le cose vecchie, l'ironia, il cinismo fine a se stesso, intontirmi di serial e telefilm, sognare, stare sul divano con la copertina, l'olio dopo la doccia, i mondi possibili, ridere, il pianto liberatorio, il cibo cucinato con affetto, cantare, vaneggiare, l'università, il volume alto, Lodi e la giungla nord tutta, Bologna, Londra, la Scozia e l'Irlanda, mi piace(rebbe) New York, la terra dei miei avi, i Latini molto più dei Greci, la storia, l'inglese, l'Es, La7, i canali satellitari, l'ottimismo, la stessa lunghezza d'onda, il confronto, i cereali nel latte, la frutta estiva, il gelato, la franchezza educata, fare la buffona, l'aceto balsamico, la profondità, la superficie, ricevere complimenti, camminare scalza, ricordare, sentirmi bene nell'hic et nunc.

Nel cesto dei panni sporchi

perdere tempo, non avere soldi, svegliarmi tardi, pensare troppo e agire poco, la paura, il dolore fisico, litigare, gli acciacchi, andare dal dentista, la troppa confidenza, sentirmi sola, la distrazione, la tv della domenica e gli opinionisti, i giornalacci, l'incomprensione e il fraintendimento, l'interruzione dei ponti, mangiare troppo, il minestrone, sudare, il citofono, le grane, il processo di inacidimento, il processo di invecchiamento, la censura, la puzza sotto il naso, il perbenismo, chi ti smonta, il frigo vuoto, le zanzare, la sporcizia e il disordine, l'imbarazzo e il rossore, la strafottenza e la mancanza di rispetto, lasciare i libri a metà, l'indolenza, l'Alzheimer, il pessimismo, parlare col muro, entrare al cinema in ritardo, perdermi il momento, non saper disegnare, essere troppo nostalgica, essere decisamente malinconica, il politically correct, il sanguinaccio, la sabbia nel costume, l'eritema, l'assenza di sfumature, la mancanza di spina dorsale, stare male e non sapere perchè, il tempo che passa.

Verso il Sacro Mapo e oltre


Goditi questo momento in cui non sei nè carne nè pesce. Perchè dopo viene un periodo di merda! (Edi)

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