Posso dire di aver capito cosa voglia dire vivere per lavorare. L'ironia della sorte vuole che la prima volta sia successo non per una delle possibili professioni a cui vorrei aspirare
se solo avessi tempo per aspirare a qualcosa che non abbia la forma di un letto.
Ad ogni modo ho dato il mio preavviso ieri, giornata in cui sono stati battuti tutti i record di resistenza da parte mia e di decenza (questo per quanto riguarda i miei datori di lavoro), avendo lavorato per dodici ore consecutive. Tra un mese abbondante si sfanculano allegramente la Franca, la Giovanna, i loro vestiti kitsch e un luogo di lavoro dove il management non dice nulla se vede sempre la stessa persona dietro il bancone per 15 giorni consecutivi (con dark under-eye bags di dimensioni crescenti). Ma provasse questa persona a indossare le Converse azzurre un giorno anzichè le solite scarpe nere sotto il pantalone nero, e vedi tu come tutto il management si precipita a dirti cattiva ragazza italiana, questo è male, non si fa.
Anyway, si progettano cose. E questo invece è bene. Lo Zio Golfista in arrivo ai primi di dicembre per un convegno, e sarà incontrare qualcuno della tua famiglia dopo quasi 5 mesi in cui la tua famiglia sarà stata un'entità astratta appesa al filo del telefono o racchiusa in due scatoloni di cartone recapitati per miracolo. Una cosa di cui parlare il meno possibile con gli estranei che non capiscono che la tua famiglia è il tuo poema epico preferito, abitato dai tuoi personaggi prediletti, i tuoi eroi imperfetti, drammatici, comici, scomodi.
Qui dici famiglia e ti citano Il Padrino e la testa di cavallo nel letto. Alzo gli occhi al cielo e come per dire aggiornatevi racconto la storia del gatto morto davanti al portone della Grande Casa Paterna, nella Terra Sudica. Tzè.
Poi c'è un viaggio breve ma che promette bene. Quattro giorni ad Ovest, qui sull'Isola. Compagna di viaggio la meno ostello-compatibile delle mie conoscenze, la Vale, e penso ci sarà da ridere. Ma soprattutto da sgranare gli occhi, alla scoperta di questa terra che non mi è capitata in sorte, ma che ho scelto.
E poi tornata nella luccicante Dublino, sempre lucida di pioggia e di fluorescenti insegne luminose, cercare di ricostruire con fatica almeno un po' di quel calore che hai lasciato tra la Garisenda e i ciucci, perchè le persone ci sono, e i presupposti per stare bene anche. Anche se metallo blu e tetti rossi sono fondamentalmente due cose diverse: il primo appartiene alla tua nuova di pacca vita adulta. I secondi sono ricordi di un tempo che ormai è scivolato via insieme al tuo status di studente.
Sei con te stessa, e anche questa è una certezza. Ma è un dubbio quello che oggi ti ha fatto stare ancora meglio: forse che questo essere via a poco a poco limi e porti al giusto spessore quella corazza coriacea che i cavalier (pochi), l'arme (della fuga), e i (mancati) amori ti hanno lasciato addosso, facendoti capitolare ai piedi di qualcuno.
Sarebbe ora di cadere.