Sexy come un calzino

un prodotto di nicchia esportato a Dublino
giovedì, 12 giugno 2008

Gone baby gone

L'ho appena visto, ed è un bel film. Sapevatelo. Pacca sulla spalla a Ben Affleck che dirige il notevole Casey Affleck.
Poi per stasera volevo dire una cosa: ho incrociato uno dei Boyzone.
L'altra cosa è che ho un mal di testa che mi uccide e vorrei smettere di pensare per i prossimi sette giorni, per fare una prova e vedere come sarebbe tutto da incosciente.

(you're right, again)

Affondo del piumone, ci si vede né.
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categorie: life thru a screen, pippelandia
lunedì, 09 giugno 2008

My blueberry nights

Quando l'insonnia mi fa rivoltolare nel letto lasciando pelle e lenzuola esauste è perché mi sta per succedere qualcosa. Qualcosa di bello, in genere. Così è stato qualche anno fa, di febbraio. Il mio corpo capisce, la mia mente intuisce. L'anticipazione non mi fa chiudere occhio, e quelle poche ore di riposo che mi sono concesse non sono realmente tali.
Stanotte ho dormito tre ore.
Le sei di mattina mi bussano sulle palpebre socchiuse e mi trascinano in cucina per una tisana profumata. La casa in silenzio, le assi di legno che scricchiolano sotto i miei passi incerti e obliqui.
Avvolgo la mia testa in una canzone morbida. Accarezzo la tazza bollente, sperando che il tepore mi faccia ripiombare nel sonno dei bambini con la pancia piena di latte.
(ma magari, semplicemente, è perché ieri ho preso due caffé di troppo)
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categorie: life thru a screen, pecore e nuvole
martedì, 27 maggio 2008

No Sex and another City

Domani finalmente Ze movie sarà nelle sale. Caroline ed io (più forse Phil, per non ben specificati motivi e spero non per deliziarci tutto il tempo con la sua imitazione di Miranda) alle quattro e mezzo in punto andremo a vedere di che si tratta. Anche se sospetto che vorrò subito correre ai ripari e al primo Hmv procurarmi le stagioni che mi mancano (dalla seconda alla sesta, per abbienti benefattori di passaggio) per cancellare il ricordo di quanto ho appena visto. Lo so. Oppure magari appena uscita mi rimetto in fila per Indiana Jones, perché vuoi mettere i poteri taumaturgici di un film con Shia LaBeouf (sbaaaaav).

Comunque sì, John and friends che guardacaso sanno tutto della serie ma disdegnano l'uscita al cinema perché quaranta minuti di Carrie ce la faccio ma due ore no hanno le loro opinioni sui personaggi. Opinioni già esternate qualche settimana fa e che hanno rianimato la conversazione ieri al pub. C'è che a metterle in classifica dalla più gnocca alla meno per loro Charlotte stravince (come tira la donna angelicata nessuna, Dante ci aveva visto lungo). Seguita da Samantha e poi a seconda di chi si trovi più irritante, Miranda o Carrie.
Caroline obietta a quel punto che una classifica su una rivista Usa metteva Miranda al primo posto. E loro in coro sicuramente una classifica fatta da donne.
Vero. Che teneva conto di tutto, personalità inclusa.
E a quel punto John, tutto serio, beh ma allora come personalità Samantha primo posto.

Of course.

Ad ogni modo, alla vigilia di un film tanto inutile quanto atteso, un saluto particolare alla Milazzo, al suo letto a due piazze in piazza Azzarita, alle pause studio-Eletti, alla sua personale visione di chi sarebbe come chi mentre percorrevamo via Mascarella- indovinate chi mi toccò- e a tutta la sorellanza sparsa per il mondo. Che Jimmy Choo ce la mandi buona, in colore moda e magari in saldo, va'. Sempre.

update (vagamente spoiler, se hai evitato accuratamente riviste e trailer, non leggere.)

dialogo serale con Eugene, liberamente tradotto.
io: -Ho visto il trailer! Ad un certo punto si vede Carrie che si tinge colo rame, e spero vivamente che quello non sia l'avvenimento chiave dell'intero film.
lui: -Come nel Sesto Senso alla fine ci sarà la rivelazione. Carrie non è una bionda naturale e viene dall'Oklahoma.

Sarebbe un finalone.
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categorie: life thru a screen, adolescenza reloaded, il diavolo veste zara, a serial mind
sabato, 24 maggio 2008

Standing at a distance

Non è che non ho niente da dire. E' che le fasi-Paperino sono più interessanti e godibili da raccontare e leggere delle fasi con umore medio-alto, prolungato per settimane e nate senza un motivo reale. Come te la spiego l'assenza di un evento scatenante questo stato emotivo? Tutto si regge piuttosto sul benessere volatile dato dal pensare che vado bene così.
Però ecco. Lo dico che sto bene, adesso e qui, che magari c'è chi dice ma perché è scomparsa.
Non scompaio, ci sono. Penso, leggo molto, passeggio, mando messaggi che mancano il bersaglio di tre chilometri. Non ricevo messaggi che dicono I'll be around tonight, ma la prendo con filosofia.

(no, ok, per quello mi girano. Sono in fase zen, ma ogni tanto me lo dimentico. E il rastrello per la sabbia del giardino glielo ficcherei nella carne per vedere se a quello darebbe una reazione che io possa reputare normale.)

Lavoro sempre al negozietto, dove condivido maggior parte del mio tempo con una brasiliana un po' quadrata e noiosa, e con una irlandese che adoro e che mi fa addirittura gioire dei sabato di lavoro con lei. La musica al negozio la scelgo io,  conducendo nei momenti di noia studi sulla relazione tra genere on air e tasso di frequentazione. (Non so perchè, ma con The Raconteurs scappano a gambe levate. Quella gran tamarra di Nelly Furtado è imbattibile.)

Arrivano email che mi emozionano. Trovo la cena pronta se torno tardi, guardo film che prendono allo stomaco, altri che fanno ridere fino alle lacrime.
Aspetto il prossimo mercoledì per l'uscita glamour dell'anno (tàtàtàràtàttàttà). Aspetto il prossimo Bank Holiday long weekend perché sarà il primo che festeggio per bene, lasciando la città per qualche giorno e andandomene via per tre giorni con amici e gli amici di amici. Mi alzo presto. Vado a letto tardi, e non ho quasi mai sonno.

I giorni scorrono via come ghiaccioli alla menta alle due di pomeriggio del tredici di agosto in spiaggia. 
rammendato da fraran alle ore 20:37 | link | commenti (6)
categorie: life thru a screen, portici e nuvole, and i m feeling good, calzino a dublino
mercoledì, 30 aprile 2008

To be or not to beetch

on air: questa, che è senz'altro appropriata.

Io guardo loro e loro guardano la Champions. E mi domando: ma il mondo- e gli uomini- appartengono davvero solo alle *stronze*?
*qui chiamate senza tanti complimenti bitches, dove il termine fa diretto riferimento ad ogni sorta di angheria con cui vessano i loro ometti, controllati a vista, tiranneggiati e genuinamente felici dell'amore egocentrico e prepotente di cui sono oggetto.*
C'è ancora mercato per le donne a basso mantenimento, come le chiamava Harry?
Pioverà venerdì? (C'è in ballo una cosa su un prato, venerdì. Se piove, facciamo di conto di tre settimane senza OdD. Che la mia- so called-  vita sentimentale sia in mano al meteo pur vivendo in questo paese dà l'idea di come sia ridotta.)

Si astengano dai commenti stronze note e ometti vessati. Li ritengo contibuti inutili alla campagna  No more on-the-shelf (che mi si è fatta pure tanta polvere addosso eh).
rammendato da fraran alle ore 20:53 | link | commenti (10)
categorie: seriously, life thru a screen, adolescenza reloaded, pippelandia, widget jones, il diavolo veste zara
domenica, 06 aprile 2008

Advice to a woman

la musique

Questa sera io e Anna Lena si era deciso di stare in casa. Io per le mie capacità respiratorie ridotte causa rafredùr e lei perché necessitava riposo avendo una vita sociale frenetica.
Dopo la cena vegetariana, ci piazzamo sul divano e pigiamo il dvd di La vie en rose nel mio fido laptop. Ora, io di Edith Piaf non sapevo assolutamente nulla. Se non le due cose essenziali, che era una cantante francese e che la sua vita non era stata tutta 'sta allegria.

Ora ditemi se si può essere così incoscienti da guardarsi questo film sapendo così poco sul passerotto di Parigi.
Finisce inevitabilmente con lacrime versate sulla crostata di mele e con un messaggio immediato a John il Fisico, che è un fan sfegatato della pellicola e me la mena di vederlo da mesi.

me: I've just finished La vie en rose. I'm breathless and you're right.
John: yes, yes, yes it's a really nice movie... and I'm not gay! Fantastic acting, and terribly hard life! So smile, we have great lives. Goodnight bella!
me: don't tell me you're drunk this saturday too... O_o'
(della serie, meno male che fa il fisico e non il critico)

American journalist: If you were to give advice to a woman, what would it be?
Edith Piaf: Love.
American journalist: To a young girl?
Edith Piaf: Love.
American journalist: To a child?
Edith Piaf: Love.

Applausi.
rammendato da fraran alle ore 01:58 | link | commenti (12)
categorie: life thru a screen
domenica, 23 marzo 2008

Buona paccua, by the way

La casa è vuota. I fratelli Dempsey sono rientrati alla base in Wexford, Anna Lena è ad una festa di amici. Io ticchetto sulla tastiera giusto dopo aver terminato di guardare Misery alla tivù, e infatti ogni tanto muovo i piedi giusto per sapere di avere ancora le caviglie integre.

Di questi giorni l'oroscopo mi dice che è il momento, Ariete, di liberarti da una serie di assurdità insidiose che si sono infiltrate nel tuo cervello quando, da giovane, sei entrato in contatto con libri superati, tradizioni stantie o teorie e insegnamenti sommari. Cerca ispirazione in una saggezza più fresca. Meglio di Brezsny stesso c'è solo la Fra che me lo parafrasa e personalizza in diretta dall'Italia.
 
Ho comprato online il biglietto per un concerto- il secondo in terra d'Irlanda- fidandomi della parola di un ragazzo conosciuto in un pub che l'indomani avrebbe fatto lo stesso e sarebbe poi venuto con me. Chissà se mantiene, Stephen. Comunque io intanto il sette aprile vado a vedere i We Are Scientists.

Per tot nuove conoscenze, ce ne sono alcune vecchie che devono essere stanate a domicilio. Ma poi può darsi che costui non si faccia trovare in casa e che tra la legge di Murphy e quella di Maometto e la montagna, la prima sia nettamente più potente della seconda (cit. Fra).
martedì, 18 marzo 2008

Festa del Patrono per una expat

St. Patrick's Day è non avere il cuore di infilarsi nei vagoni di ben tre treni metropolitani e attendere fiduciosa il quarto.
E' una folla agghindata con le mille pacchianerie in vendita ad ogni angolo della città: cappelloni verdi, bandane, barbe finte, orecchie da elfo. Il nonsense turistico raggiunge il picco con il sedere di gommapiuma che invita a baciare un culo 100% irlandese.
E' famiglie intere che si portano la scala da casa per aumentare la visuale dello spettacolo, sistemando un membro della prole per ogni piolo.
A St. Patrick's Day indosso il cappotto comprato l'inverno scorso in assoluta mancanza di premonizioni, ma il cui colore cade a fagiolo.
Mi stringo alla folla sul marciapiede e allungo il collo per due ore a cercare di scorgere il più possibile degli artisti della parata, poi guardo Marta la Terribile e in un attimo siamo a rianimare le dita congelate nella presa della macchina fotografica con piatti tipici e una pinta. Ma anche dopo la tappa per un tè, c'è ancora troppo freddo nonostante il sole. Scappo a casa dribblando la folla impazzita per le vie del centro, mai sazia di comprare cose nei negozi.

Cammino e rifletto su quello che poi dirà anche lei, cioè che forse l'irlandesità non si presenterà davanti agli occhi come un modo puro di essere. Non oggi, e non certo qui, in mezzo a tutta questa plastica. Sono sempre dannatamente alla ricerca dell'età dell'oro, e così come penso di essermi persa gli anni più sinceri dell'Italia, allo stesso modo provo nostalgia dell'epoca in cui qui i cavalli se ne giravano tranquilli per strada, in mezzo ai bambini che giocavano. Perché, poi? perché ti piace torturarti e struggerti con questi pensieri
Però ho visto uno di quei bambini. Girava per la fiera per mano a sua madre, probabilmente entrambi scesi da un bus che arrivava dal profondo nord di Dublino. Basso, capelli lunghi e scuri, l'orecchino d'oro. La faccia spruzzata dalle lentiggini era rivolta all'insù verso la ruota panoramica e un gran sorriso si allargava a mitigare la sua aria da canaglia. Teneva un palloncino nella mano libera, in pieno contrasto col suo essere già più grande della sua età.
Forse era l'Irlanda che, in mezzo a questo caos di un giorno di festa che non le assomiglia più, si è affacciata per un secondo a farmi l'occhiolino.

rammendato da fraran alle ore 18:21 | link | commenti (6)
categorie: life thru a screen, pecore e nuvole, calzino a dublino
lunedì, 10 marzo 2008

It was storming

questa è di una bellezza sconvolgente e al momento ha preso due locali in affitto nella mia testa

Durante la notte passata c'è stata una tempesta sulla città talmente forte che ha rimosso alcune tegole dal tetto, con effetto acqua gocciolante esattamente in coincidenza del cuscino su cui poggiava la testa della nuova arrivata in casa, una svedese di nome Anna-Lena. Arrivata qui tempo fa solo per scrivere la sua tesi, si è messa a lavorare in una caffetteria, per poi nel giro di poco diventare la manager della catena intera di negozi dello stesso marchio. La giovane ha già dimostrato la sua tempra da ragioniere della Brianza, tale da chiedere a Eugene una documentazione scritta in cui lo stesso dichiarasse ufficialmente di aver preso il deposito da lei in data taldeitali e che quindi ciò la intitolava ad abitare qui e blabla. Una pignoleria che stona con l'ambiente in continuo disfacimento in cui viviamo, a metà tra una puntata di Survivor e un episodio di Lost, come abbiamo saggiamente riflettuto io e Eugene. L'umorismo è la chiave di tutto ci siam detti, dando una pedata a quel cassetto della cucina che non ne vuole sapere di chiudersi.

Ho visto Be Kind Rewind. Devo dire che mi ha un po' deluso, nonostante l'idea di partenza sia ottima e lo sviluppo, anche se abbastanza prevedibile, abbia il merito di essere sostenuto dalle trovate visive d'effetto di quel geniaccio di Gondry. Jack Black poi è presente nella mia lista degli idoli da tempo. Però mmm, manca qualcosa.

Mercoledì ricomincio a lavorare, in un negozio d'abbigliamento a dieci minuti a piedi da casa mia. Le rivoluzioni su casa e lavoro più formativo le ho rimandate a tra qualche mese. Nel frattempo studio, leggo, vado al cinema e faccio quello che chiunque in questo porto di mare fa: cerco nuovi amici, perché quelli che ho non bastano (sono rimpatriati/ sono stati colti da stronzite acuta/ non praticano quello sport chiamato vita sociale / sono impegnati fino al 2030).

E canto: Star star, teach me how to shine, shine...

rammendato da fraran alle ore 18:52 | link | commenti (16)
categorie: life thru a screen, central perk, pecore e nuvole, calzino a dublino
lunedì, 03 marzo 2008

There will be blood

Recensione epigrafica di John il Fisico del suddetto film all'uscita del cinema:

Yeaaahhh (ruggito gutturale di masculo simil Cro-Magnon) a movie about oil, blood and a son of a bitch. I've been waiting for it for ages! Yeaaahhh! (come sopra).

A volte quest'uomo mi spaventa.
rammendato da fraran alle ore 23:57 | link | commenti (13)
categorie: life thru a screen, central perk

Calzino è

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teledipendente, ipocondriaca, attenta, distratta, logorroica, polemica, predisposta all'autoanalisi, aspirante maniaca ossessiva compulsiva, pigra, permalosa, iperattiva, affidabile, golosa, iraconda, allergica alle gabbie e ai pioppi, Dubliner in erba.

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Il bucato pulito

il cinema, la musica, parlare, scrivere bene, leggere, i miei amici, mangiare, la fotografia, dormire col lettore mp3 nelle orecchie, le tavolate coi parenti, ballare, svegliarmi prima del tempo e scoprire che posso dormire ancora tre ore, i calzini a righe, avere un'epifania, gli slip colorati, gli orecchini, stare da sola, la matita kajal nera, quando qualcuno si fida di me, la pizza, lo sfottò amichevole, il momento del decollo, la nutella, infilare i piedi nella sabbia calda, fare il morto con la pancia all'insù, i concerti, il rock e l'indie, viaggiare, fare progetti, scoprire qualcosa di nuovo, ritrovare le cose vecchie, l'ironia, il cinismo fine a se stesso, intontirmi di serial e telefilm, sognare, stare sul divano con la copertina, l'olio dopo la doccia, i mondi possibili, ridere, il pianto liberatorio, il cibo cucinato con affetto, cantare, vaneggiare, l'università, il volume alto, Lodi e la giungla nord tutta, Bologna, Londra, la Scozia e l'Irlanda, mi piace(rebbe) New York, la terra dei miei avi, i Latini molto più dei Greci, la storia, l'inglese, l'Es, La7, i canali satellitari, l'ottimismo, la stessa lunghezza d'onda, il confronto, i cereali nel latte, la frutta estiva, il gelato, la franchezza educata, fare la buffona, l'aceto balsamico, la profondità, la superficie, ricevere complimenti, camminare scalza, ricordare, sentirmi bene nell'hic et nunc.

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Verso il Sacro Mapo e oltre


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