Sexy come un calzino

un prodotto di nicchia esportato a Dublino
martedì, 10 giugno 2008

Francescate # 2 e invito a matrimonio in chiave di sol

Diciamolo, ci sono classici intramontabili. Per quanto le avanguardie e il progresso (e Tim Burton) possano aver allargato gli orizzonti dello scibile, dell'esperibile e dell'immaginario umano, ci sono cose che manterranno intatto il loro fascino eterno. Audrey Hepburn, il panino con la frittata, il nero.
Si converrà che anche nelle figure di merda, il messaggio in cui si parla (e non ci si ricorda in che termini, visto che è stato scritto da sbronzi) di a, destinato a b, ma per motivi oscuri inoltrato a (forse dovevo scegliere un'altra lettera) a, resta un evergreen.

Questa la tesi a sostegno del fatto che aver mandato a OdD un messaggio in italiano su OdD destinato ad altri, in cui riferivo le ultime informazioni avute sul suo conto in previsione del suo crollo ai miei piedi in tempi brevi, sia stata non esattamente una mossa astuta ma sicuramente una buccia di banana su cui gran parte della gente scivola.

Avendo già deciso di verificare se il Nostro ha o non ha googlato, affronterò l'argomento a testa alta. Mica tanto per sondare le reazioni. No no. Quanto piuttosto perché finalmente smetterò di scervellarmi per ricordarmi cosa avevo scritto.
Una volta portato sull'argomento, e in caso abbia tradotto, già pronta la replica a scelta tra:
  1. Sto scrivendo una tua autobiografia non autorizzata (grazie all'ingegnera che ha seguito il dramma in tempo reale)
  2. Lavoro per la Cia e sto raccogliendo informazioni sul tuo conto. Ora che lo sai, ti devo uccidere. Ma se in alternativa preferissi uscire di nuovo con me potrei chiudere un occhio.
  3. Oops, I'm so bloody blonde sometimes (grazie al mio accessorio preferito).
Con tutto ciò, i tempi brevi a cui accennavo prima hanno una data di scadenza: venticinque luglio duemilanove.
Sono invitata ad un matrimonio.
No, non rende l'idea, riprovo.
Si sposa una delle mie migliori amiche e io sono stata investita della carica di testimone. Ieri.
Ora si pone una questione banale quanto si vuole ma di vitale importanza: devo andare a questo matrimonio con un uomo. Per forza. Non esiste che vada non accompagnata. E non solo per la cosa che oddio le mie amiche stanno accendendo mutui come forsennate (e ok, al contempo si sposano pure) ma anche perché al matrimonio saranno presenti ex compagne di università sfigate e insulse che pensano di essere delle fighe. Ovviamente con il loro bell'omino a braccetto. Io so che sono figa e non ho bisogno di conferme, ma mi manca lo status symbol che ai matrimoni va per la maggiore.
Tutto il resto passa in secondo piano, compreso quanto sia morale che vada a testimoniare dell'esistenza di qualcosa che nella mia testa sta tra il mostro di Loch Ness e quei cerchi nei campi di grano.
Ho poco più di un anno per trovare qualcuno (Qualcuno?) e, conoscendomi, avrei avuto bisogno di un più largo preavviso.

Dovessero passare aspiranti candidati da queste parti, dico subito che l'ambaradàn si terrà in una villa sul Garda. Free bar e disco all'aperto. E me, in tiro come non mai.

Mi scuso per il cinismo di cui gronda questo post, posso fare meglio di così. E' che sono a digiuno. Adesso vado a mangiarmi le polpette e sicuramente tornerò la donna pratica e assennata che sono.
rammendato da fraran alle ore 23:12 | link | commenti (7)
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martedì, 03 giugno 2008

Di quei giorni color marrone

Io volevo anche scrivere del weekend fuori città.

Solo che poi ti capita il primo giorno di lavoro- dopo quattro di libertà- in cui ti ritrovi un fumetto perenne sulla testa con dentro un  ma vaffanculo, va' a caratteri cubitali. Vanno presto persi, i benefici di un viaggio iniziato con i Cure e cinque cavalli che attraversano il cavalcavia sopra le vostre teste e finito a studiare la sua faccia stanca e sfinita dall'allergia da fieno mentre dorme.

tu sei qui con me, vicino me
 che posto strano
io ti annuso, ti codifico
 essere umano.
(Dark room, Baustelle)

comunque, almeno le foto le trovate al solito posto.
rammendato da fraran alle ore 19:16 | link | commenti (1)
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venerdì, 16 maggio 2008

Sperando che il due di picche non ce l'abbia lui

Da ieri notte, ragazzi, qui si gioca a carte scoperte.
Ah sìsì. Eh già.

Che per una che manco sa tenerle in mano, le carte, suona come una cosa importante.

Avendole aperte a ventaglio senza farle cadere- non tutte almeno- e disposte sul tavolo bagnato di acqua condensata, si starà a vedere come si muoverà l'altro.

Vorrei conoscerti meglio, passiamo del tempo insieme le parole più o meno testuali (e con molti meno ehm di mezzo). Più di così non ce la so.
rammendato da fraran alle ore 09:33 | link | commenti (9)
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sabato, 03 maggio 2008

Hangover

Ossia, ho troppo mal di testa per articolare un discorso:
  1. Devo imparare ad avere una qualunque forma di cena prima di uscire con John and company. Devo salvaguardarmi.
  2. Il Fisico, da ubriaco, diventa Molesto&Gentiluomo. E si sapeva. Ma l'imprevedibilità delle cose carine che dice è sempre destabilizzante, soprattutto se questo accade quando sarebbe il caso che non ci si scambiasse una parola, giusto per non dare impressioni sbagliate a colui sul quale si sta cercando di lasciare impresso qualcosa.
  3. Come illo non abbia ancora capito niente, non me lo spiego. Ho sentito distintamente aprirsi sulla mia bocca un sorriso a fisarmonica nell'istante in cui me lo son trovato davanti inaspettatamente, dopo che mi era stato detto che non sarebbe venuto. O è molto inconsapevole o è molto disinteressato. Ahi.
  4. Mi sono appena ricordata che il Fisico decantava ad un certo punto il mio gusto nel vestire. Cinque minuti fa ho trovato una patacca di birra molto visibile sul top che indossavo ieri sera. Quando si ha classe, eh beh.
  5. Ho documenti fotografici. Available here.
  6. Uno sconosciuto ci è caracollato addosso da ubriaco nell'unico momento in cui si è stati soli. Stavo chiamando a raccolta il mio coraggio per chiedergli di uscire e poi pluf! questo addosso. Il momento è sfumato, e ricordo solo la Petite Elise rimbrottare lo sconosciuto con un durissimo: EHI! BEHAVE YOURSELF! (con tanto di indice puntato)
  7. In tutto ciò, com'è possibile che abbia speso solo dieci euro?
  8. Ho il dvd di Napoleon Dynamite di OdD, qui sulla scrivania. Ma non ancora il suo numero di cellulare. Il mondo gira alla rovescia, e la mia testa stamattina purtroppo lo segue. (ora vado a fare una colazione che levati)
rammendato da fraran alle ore 12:01 | link | commenti (10)
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mercoledì, 30 aprile 2008

To be or not to beetch

on air: questa, che è senz'altro appropriata.

Io guardo loro e loro guardano la Champions. E mi domando: ma il mondo- e gli uomini- appartengono davvero solo alle *stronze*?
*qui chiamate senza tanti complimenti bitches, dove il termine fa diretto riferimento ad ogni sorta di angheria con cui vessano i loro ometti, controllati a vista, tiranneggiati e genuinamente felici dell'amore egocentrico e prepotente di cui sono oggetto.*
C'è ancora mercato per le donne a basso mantenimento, come le chiamava Harry?
Pioverà venerdì? (C'è in ballo una cosa su un prato, venerdì. Se piove, facciamo di conto di tre settimane senza OdD. Che la mia- so called-  vita sentimentale sia in mano al meteo pur vivendo in questo paese dà l'idea di come sia ridotta.)

Si astengano dai commenti stronze note e ometti vessati. Li ritengo contibuti inutili alla campagna  No more on-the-shelf (che mi si è fatta pure tanta polvere addosso eh).
rammendato da fraran alle ore 20:53 | link | commenti (10)
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lunedì, 21 aprile 2008

Hug, mud, puddle, cuddle

on air: il tormentone di questi giorni.


Domenica mattina, ore otto.
Mi trascino giù dal letto, mi trascino nei vestiti, mi trascino in bagno e poi mi trascino a Dublino nord perché alle dieci parto per un'escursione in montagna col gruppo della DCU. Ho l'energia di un pendolare a Rogoredo alle sei di sera e l'elasticità di un paletto di legno. Da mesi non faccio altro che rimandare l'inizio delle mie lezioni di pilates. Ben mi sta andare a sputare i miei polmoni a Glen of Imail, contea di Wicklow.
Arrivo al ritrovo intabarrata di tutto punto e ad aspettarmi c'è John il Fisico con pantaloni a tre quarti e maniche della felpa arrotolate sui gomiti. Non capirò mai come funzionano certi termometri interni. I ragazzi del gruppo arrivano alla spicciolata, e il muffin della mia colazione on the road- è raro ormai che abbia un pasto in cui sono ferma in un solo posto- rischia di restare intrappolato nell'esofago quando arriva Oggetto del Desiderio. Il mio cervello si lancia in un rapido calcolo di quanto possa scendere nella sua classifica di gradimento- ammesso che ne esista una- dopo una sudata in montagna. Ricordo solo i seguenti passaggi chiave: Cazzo, non mi sono truccata. Ah, ma se poi piove sai che figo il rimmel che mi colava in faccia effetto panda. Ok, sono bianca candeggina e ora di stasera sarò spaventosa. Però lui ha una scuffia nera con striscia gialla fosforescente in testa.
E quindi siccome OdD è vestito peggio, io mi sento subito meglio.

Pronti attenti via, si parte. Un'ora e mezza dopo siamo tutti fermi davanti ad una fiancata di un colle ricoperta di manto erboso e cespugli, alti fino agli stinchi. Mi dico che bello, non corrono come al solito, ho il tempo per la contemplazione del panorama e qualche foto. Io producevo pensieri stupidi di questo tipo, e invece John stava solo cercando di capire da che parte iniziare ad arrampicarsi. Lì, su quella superificie che ad occhio e croce avrà avuto una pendenza del 50%.
Come diceva il saggio? Ah sì: sparatemi adesso.
Trenta minuti dopo, porpora e affannata, mi ritrovo in mezzo ad una nuvola e finalmente sulla cima del colle. Sono il fanalino di coda del gruppo e in pratica rimarrò tale fino alla fine della giornata, mentre incrocerò OdD e le sue gambe lunghissime ed allenatissime solo di sfuggita. Abbastanza per qualche scambio di stupidaggini e un paio di occhiatacce alla giovane Erasmus che lo tampina da che siamo partiti e, che diamine!, ha pure il fiato per flirtarci. Te pozzino.
Chiaramente più mi stanco, più il mio inglese va a ramengo. Non abbastanza da non capire che ad un certo punto, lassù, da qualche parte sui monti di Wicklow, John non ha più idea di dove sia il percorso che ci riporti a terra dai millemila metri su cui ci siamo portati. Anche perché uno che mi confida nell'orecchio I'm fucked! lo capirò sempre.
Penso che nello zaino ho un panino al formaggio, una banana e del cioccolato. Abbastanza fino a domani sì, tanto più che l'acido lattico ormai si è impadronito di ogni mia fibra e manco ho fame. Il cellulare non ha campo da almeno tre ore.
Scenari di ogni tipo inziano a spintonarsi nella mia immaginazione. Ma giusto un attimo prima di rammentare per intero la trama di The Descent (un horror in cui morte coglie un gruppo di escursionisti per mano di esseri ciechi e gelatinosi nel ventre di qualche grotta inglese), OdD mi chiama e mi indica un gruppo di cervi sul dorso del monte successivo. Ok ragazzi, tutti via fuori dalle palle, che qui si ragiona di cervi, avanti. E poi sfodera sorriso e fossette alla vista dei miei scarponi sporchi perché è chiaro che sono così stanca che non provo più nemmeno ad evitare i punti fangosi. Semplicemente ci cammino dentro e me ne tiro fuori prima di affondarci.
Sopraffatta da tanto idillio non mi accorgo che John ha ritrovato il sentiero e che quindi domani vado a lavorare di sicuro.
Altre due ore e arriviamo a valle. Ora ho il coraggio di chiedere alla nostra guida, che ha riacquistato il suo colorito rubicondo, quanti km abbiamo fatto: diciassette, per sei ore di camminata.
Il che giustifica le dodici ore di sonno successive.
Le foto da dentro la nuvola qui. Sperando di riceverne dagli altri, perché causa insufficienza di ossigeno ho fotografato poco e iperventilato tanto.
Embé, e Oggetto del Desiderio? direte voi. Si è congedato con un Bye Francesca, see you very soon.
'A voja.
rammendato da fraran alle ore 21:34 | link | commenti (4)
categorie: adolescenza reloaded, widget jones, pecore e nuvole, calzino a dublino
sabato, 15 marzo 2008

A volte ritornano, ma meglio di no

Una settimana fa arriva una mail cumulativa per la festa della donna, dal testo che pressapoco fa Auguriatuttemenomalechecisietevoi.
Il mittente è l'Illusionista.

L'Illusionista-
quando occhi verdi, lineamenti perfetti e buon odore 24/7 in masculo ventenne richiedevano tempo variabile tra pit-stop e persempre- si prodigò nell'ultimo anno di liceo della Nostra nel seguente numero: induzione di clamoroso crush con altrettanto clamorosa scomparsa, giusto un mesetto prima della maturità. Il trucco c'era ma non si vedeva: ragazza nascosta dietro le quinte che gliela diede a velocità non percepibile all'occhio umano.
All'epoca si godeva di un'autostima e di una capacità di giudizio delle situazioni meno solide di adesso, e la cosa lasciò strascichi per qualche mese. Non ero abbastanza, dove dopo abbastanza si aggiungeva a seconda del momento un diverso aggettivo. Ora ci si rende conto che l'unica spiegazione era che non ero stata abbastanza veloce, ma essendomi rassegnata ai miei tempi biblici in tutto, ho assolto lui, i suoi ormoni e le mie arti femminili fino al naturale oblio. Lei? Beh, lei è già stata punita. Si è sposata tre anni fa.

Tornando ad oggi, leggo la mail, trovo che sono ancora registrata nei contatti con un vezzeggiativo e chiudo.

Il mio inconscio inizia a torturarmi per due notti di seguito con sogni ricorrenti in cui l'Illusionista fa capolino più volte. Siccome so che l'unico modo per placarlo (l'inconscio) quando mi agita davanti i fantasmi e le loro catene è chiudere i conti con lo spettro in questione, mi decido per una rapida mail con cui sotterro l'ascia di guerra per sempre. Gli racconto quindi degli ultimi cinque anni, di cosa ho fatto e di dove sono stata. Una mail normale, di lunghezza decente, carina ma non troppo.

Mai ricevuto mail di risposta tanto poco comunicativa e distratta. Non un punto, non uno! Un eccidio di punti di sospensione in compenso. La noia.

Il bello di affrontare i fantasmi a volte è scoprirli così carne e ossa e sentirsi l'unico essere dall'altro pianeta nei paraggi, il che non è necessariamente un male.
rammendato da fraran alle ore 13:43 | link | commenti (5)
categorie: high school musical, adolescenza reloaded, starshollow, widget jones
martedì, 26 febbraio 2008

Dici, eh?

Non pensare, non pensare. Quattro lavatrici, una pasta e fagioli per pranzo, una puntata di Desperate Housewives e una di One Tree Hill, una montagna di panni stirati. Più, cucina e bagno puliti all'insegna del I did what I could, riso basmati, tonno e verdure per cena. La versione corta della nottata degli Oscar su Rte2, quel gran bell'uomo di Xavier Bardem. L'ultima di Lost e le fossette della simpatica canaglia che non dispiacerebbero a nessuna.
I want to use you for something, dice lei. pure io, pure io!
Fattasi l'una é ora di constatare che Manager Faccia di Pietra dalla Compagnia Inglese non chiamerà per quel lavoro di cui si diceva.
rammendato da fraran alle ore 01:16 | link | commenti (4)
categorie: widget jones, mi dia un due etti di manzo, giovani carini e disoccupati, calzino a dublino
giovedì, 10 gennaio 2008

Catch me if you can

Vi trovate sul blog di una contrabbandiera di verruche irlandesi.
rammendato da fraran alle ore 11:21 | link | commenti (11)
categorie: widget jones, hurt me hurt me, dica dottor ross

Calzino è

Blogger: fraran
teledipendente, ipocondriaca, attenta, distratta, logorroica, polemica, predisposta all'autoanalisi, aspirante maniaca ossessiva compulsiva, pigra, permalosa, iperattiva, affidabile, golosa, iraconda, allergica alle gabbie e ai pioppi, Dubliner in erba.

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Il bucato pulito

il cinema, la musica, parlare, scrivere bene, leggere, i miei amici, mangiare, la fotografia, dormire col lettore mp3 nelle orecchie, le tavolate coi parenti, ballare, svegliarmi prima del tempo e scoprire che posso dormire ancora tre ore, i calzini a righe, avere un'epifania, gli slip colorati, gli orecchini, stare da sola, la matita kajal nera, quando qualcuno si fida di me, la pizza, lo sfottò amichevole, il momento del decollo, la nutella, infilare i piedi nella sabbia calda, fare il morto con la pancia all'insù, i concerti, il rock e l'indie, viaggiare, fare progetti, scoprire qualcosa di nuovo, ritrovare le cose vecchie, l'ironia, il cinismo fine a se stesso, intontirmi di serial e telefilm, sognare, stare sul divano con la copertina, l'olio dopo la doccia, i mondi possibili, ridere, il pianto liberatorio, il cibo cucinato con affetto, cantare, vaneggiare, l'università, il volume alto, Lodi e la giungla nord tutta, Bologna, Londra, la Scozia e l'Irlanda, mi piace(rebbe) New York, la terra dei miei avi, i Latini molto più dei Greci, la storia, l'inglese, l'Es, La7, i canali satellitari, l'ottimismo, la stessa lunghezza d'onda, il confronto, i cereali nel latte, la frutta estiva, il gelato, la franchezza educata, fare la buffona, l'aceto balsamico, la profondità, la superficie, ricevere complimenti, camminare scalza, ricordare, sentirmi bene nell'hic et nunc.

Nel cesto dei panni sporchi

perdere tempo, non avere soldi, svegliarmi tardi, pensare troppo e agire poco, la paura, il dolore fisico, litigare, gli acciacchi, andare dal dentista, la troppa confidenza, sentirmi sola, la distrazione, la tv della domenica e gli opinionisti, i giornalacci, l'incomprensione e il fraintendimento, l'interruzione dei ponti, mangiare troppo, il minestrone, sudare, il citofono, le grane, il processo di inacidimento, il processo di invecchiamento, la censura, la puzza sotto il naso, il perbenismo, chi ti smonta, il frigo vuoto, le zanzare, la sporcizia e il disordine, l'imbarazzo e il rossore, la strafottenza e la mancanza di rispetto, lasciare i libri a metà, l'indolenza, l'Alzheimer, il pessimismo, parlare col muro, entrare al cinema in ritardo, perdermi il momento, non saper disegnare, essere troppo nostalgica, essere decisamente malinconica, il politically correct, il sanguinaccio, la sabbia nel costume, l'eritema, l'assenza di sfumature, la mancanza di spina dorsale, stare male e non sapere perchè, il tempo che passa.

Verso il Sacro Mapo e oltre


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